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Natale 2005

Nel farci dono di sé GESU’ si è spogliato di ogni privilegio. Qualcuno potrebbe obiettare che è stato facile, in fondo è DIO e LUI può tutto, anche decidere di “farsi violenza”!

All’incrocio tra via  dell’Attesa e Corso dell’Amore non ho potuto fare a meno di sbirciare oltre la finestra della SANTA FAMIGLIA, dove MARIA, seduta e assorta, continua a serbare tutto nel cuore. Già, fin dall’inizio Liei sapeva che non avrebbe potuto cambiare il corso delle cose, né dare aa Giuseppe una spiegazione plausibile dell’Annunciazione, né tantomeno impedire  poi la morte del FIGLIO. Ancora qualcuno potrebbe eccepire  che anche per Lei non è stato poi così difficile, in fondo non capita a tutti di ricevere la visita dell’Arcangelo Gabriele! E allora che dire di Giuseppe, un uomo come noi? Pensate che sia bastato un sogno (Mc1, 18-21) per accantonare tutti i progetti che aveva, non ultimo quello di costituire una famiglia ed avere di figli nel solo modo umanamente concepibile e naturale?

Lasciamo ad altri questo modo riduttivo di vedere le cose e   addentriamoci invece nei percorsi inesplorati della Fede. Mentre camminiamo titubanti in vicoli apparentemente ciechi, cerchiamo di tenere bene aperti gli occhi nella caligine che offusca la nostra vita, per scorgere uno dei tanti segni indelebili che GESU’ ha lasciato nel farsi uomo in mezzo a noi. Abbiamo sotto gli occhi i segni della Sua presenza ma non riusciamo (o non vogliamo) vederli. Madre , Padre e Figlio sono le 3 costanti di un’equazione il cui risultato coincide nell’unica soluzione possibile : il dono incondizionato di se stessi.

Il pensiero corre ha chi ha vissuto con Gioia l’annunciazione di una nascita e nel toccarla con mano, pronuncia ogni giorno il suo coraggioso” Eccomi!”  nella Speranza che il SIGNORE porti a compimento l’opera iniziata dalla Sue mani . Lo stesso vale per chi ha deciso in cuor suo di restare fedele alla propria vocazione nonostante il precipitare degli eventi. Quanto più DIO è misericordioso con noi, tanto più ci è richiesto di essere solidali con la Sofferenza: è il paradosso della Croce ma manche quello della Resurrezione! Strano parlare di queste cose a Natale, vero?

Ogni anno tiriamo fuori dalla soffitta  gli addobbi natalizi, accendiamo le luci variopinte  e ci lasciamo cullare da antiche melodie perché tutti , chi più chi meno, abbiamo bisogno di “magia”, anche se Natale è realtà. Natale non né luce multicolore, ma bagliore da accogliere nella notte della nostra sofferenza (Gv.1, 5-6), quiete che cancella l’angoscia delle nostre paure, sostegno nella solitudine, riposo nella stanchezza.. è il tragitto che conduce alla Grotta di Betlemme, non ve ne accorgete? C’è un solo modo per percorrerlo ed è quello di accettare la chiamata di DIO a “farci dono per tutti” anche quando recriminiamo di aver più bisogno di ricevere che di dare E’ quello il momento  in cui dobbiamo iniziare a spogliarci delle ragioni, (seppur giustificate) per consentire che “chi ci è stato affidato” possa percorrere quel tragitto che da solo non riuscirebbe a fare. E’ la strada dei Santi, quella che ci ha visto incollati di fronte alla TV lo scorso aprile, quando un Padre ha raggiunto la “ casa del  PADRE”. Il dono di sé anche quando  sembra comportare il superamento  delle nostre forze  è sempre possibile nel nome di DIO (Lc.1, 34-37). Nello stesso contesto varcare la soglia della notta tipicità non significa perdersi, non è mai una sconfitta né “amore a perdere” , ma un atto di AMORE vivo e liberante per gli altri e per se stessi.

Aiutaci SIGNORE a liberarci dalla preoccupazione di noi stwessi e rendici capaci di pronunciare il nostro “Eccomi!”, l’occasione per coprire quel tratto di strada che non siamo ancora riusciti a percorrere nonostante tutto.


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